CHIARA

 

Con il progetto Chiara Sara Zamperlin ha voluto sperimentare, spinta dalla sua irrefrenabile curiosità. Dopo che una curatrice aveva affermato che le fotografie acidate erano da considerarsi loro stesse delle opere d’arte, si è soffermata a lavorare unicamente su questo aspetto.
Alla base si coglie sempre la volontà di eliminare tutto ciò che è definito. Rompere gli schemi, spesso imposti da ciò che ci circonda, per fare scaturire l’anima, sia di cose sia di persone. Che tradotto in un’immagine significa fondere il soggetto con lo sfondo, facendoli diventare un tutt’uno. Perché non siamo essere isolati, ma persone in relazione. Per questo motivo Sara ha enfatizzato la fusione tra soggetto e sfondo scattando le foto appositamente mosse, dove il movimento è dato dal gesto che Chiara solitamente compie per spiegare il malessere che porta dentro. L’acido è risultato così essere il tocco finale di un’operazione volta alla ricerca dell’imperfezione. Quindi dell’umanità.
In questo maniera Sara scardina l’essenza stessa della fotografia, che da statica diventa animata.

Giovanna Tondini