TU 6 OZ. Luci e ombre del meraviglioso Mago

La fiaba è il genere letterario che la pittrice Sara Zamperlin preferisce. Con Alice. Le fobie nel paese delle meraviglie l’artista ha iniziato un percorso, che quest’anno l’ha vista impegnata ne Il meraviglioso Mago di Oz. Un percorso che vuole sviscerare il sottotesto della trama; cogliere l’umanità, la fragilità, le paure e i sogni dei personaggi delle fiabe. Quel livello reale che spesso sfugge a una lettura attenta solo alla storia narrata.

Per portare la fiaba dentro la realtà e la realtà dentro la fiaba, per l’artista è necessario l’incontro con le persone, il loro ascolto. E’ un incontro di corpo e di menti che si affidano l’uno all’altro. Uno pronto a donarsi, l’altro ad accoglierlo. Un incontro che fa scaturire qualcosa che Sara stessa non conosce. Solo in questo modo infatti si definisce l’idea, che farà da fil rouge di tutto il suo progetto, caratterizzato da ricerca e approfondimento, fondamentali per giungere, nella fase conclusiva, alla realizzazione concreta della sua opera pittorica.

In ogni progetto Sara Zamperlin si scopre, si vede, si rinnova. Si sente cambiata, per il continuo mettersi in gioco che questo tipo di percorso richiede.

In questo senso l’arte aiuta a liberarci, mettendoci a nudo. Davanti a noi stessi, poi davanti agli altri. E’ questo gesto di spoliazione il primo passo da affrontare. Con il recente progetto su Il Mago di Oz l’artista cerca di portare proprio allo scoperto quello che già siamo, prima di sapere di esserlo. Cervello, coraggio, cuore sono in ognuno di noi, senza distinzione. Bisogna solo imparare ad usarli. E c’è chi è indotto a farlo costretto da alcuni eventi della vita, come i traumi. Quelli che i suoi soggetti ritratti hanno vissuto.

Il lungo percorso di ricerca dell’artista parte dunque dalla scelta del soggetto, attraverso un annuncio. Ne segue l’intervista, vis a vis, e la fotografia, per catturare l’espressione in un’immagine che poi sarà riportata sulla tela.

Saranno le pennellate di Sara Zamperlin  a liberare l’anima della persona-personaggio, resa umanamente imperfetta grazie all’eliminazione dei contorni, al ricorso delle colature, fino a fare diventare il soggetto un tutt’uno con lo sfondo, in cui sembra abbandonarsi come in un abbraccio.

Perché la scelta dei traumi?

Quando una persona subisce un trauma violento la mente può creare una dissociazione.

Somewhere Over the Rainbow è spesso usata come colonna sonora dei film nei momenti violenti o di forte trauma, per la sua valenza dissociativa. La canzone aiuta cioè a scollegare la mente dalla drammaticità di ciò che sta accadendo. Questa dissociazione è ciò che avveniva in alcuni bambini e ragazzi sottoposti al progetto Monarch negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Un gruppo scientifico americano, inserito all’interno dei servizi segreti, che si occupava della gestione degli interrogatori e del controllo mentale aveva avviato questo progetto con l’obiettivo di manipolare bambini e ragazzi al fine di fargli compiere azioni che poi loro stessi non avrebbero ricordato (dissociazione). Il cervello della vittima, infatti, una volta diventato debole e con più personalità, veniva modellato ed educato per fare emergere la personalità che più rispondeva alle necessità del momento. Ai giovani venivano quindi mostrati film o letti racconti che facevano da attivatori della dissociazione. Uno di questi era appunto Il Mago di Oz.

Alcuni esempi:

  • Ad un bambino vittima del controllo mentale veniva consentito di affezionarsi ad un animale. Il bambino creava quindi un legame con l’animale che poi veniva distrutto con l’uccisione dell’animale per creare il trauma nel bambino stesso.
  • Agli schiavi Monarch veniva insegnato a seguire «la strada di mattoni gialli». Non importa quali cose spaventose li attendano; lo schiavo Monarch doveva seguire la strada di mattoni gialli, che era preparata dal loro padrone.
  • L’Arcobaleno, con i suoi sette colori, ha sempre rappresentato un grande dispositivo ipnotico/spirituale.

[Fonte: Total Mind Control Slave di Fritz Springmeier]

Giovanna Tondini